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gpdimonderose
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chora: dal Timeo di Platone
all’istanza femminista postmoderna
1. POSIZIONE DI CHORA NEL TIMEO PLATONICO
La struttura formale del Timeo è, a una lettura superficiale e distratta,
apparentemente lineare, classica e tradizionale come del resto si
converrebbe a un dialogo scritto da Platone. Ma volendo andare oltre a
una simile lettura, ingenua nel senso semiotico del termine,
ci si accorge
ben presto che sotto molteplici aspetti il dialogo presenta una
complessità e una stranezza sorprendenti, sin dall’iniziale, e a prima
vista banale, domanda di Socrate: “Uno, due, tre! E il quarto (…)
dov’è?” (Timeo, 17A)
Leggendo criticamente il dialogo si può notare come questa frase anticipi
e al contempo metta in rilievo (si tratta proprio della prima battuta del
Timeo) quella che sarà una struttura e un’articolazione ricorrente nel
dialogo. Seguendo le indicazioni di Sallis, tre sono appunto le persone
che saranno successivamente impegnate in discorsi (Socrate, Crizia e
Timeo), poiché la presenza di Ermocrate si limiterà a una sola battuta di
passaggio. Tre sono anche le parti in cui è tradizionalmente suddiviso il
lungo intervento di Timeo, né soprattutto si può ignorare la fulminante
epifania del cosiddetto terzo genere (47E), quello della Necessità.
1
Il lettore ingenuo per la teoria semiotica è colui che si limita a interpretare il senso letterale di un
testo, mentre il lettore critico ripercorre le proprie mosse interpretative per capire come il testo le
abbia formate.
2
Le citazioni dal Timeo saranno sempre intese come estratte da Platone, Timeo, a cura di Giovanni
Reale, Milano, Bompiani testi a fronte, 2000, traduzione italiana di Giovanni Reale. La numerazione
segue esattamente l’edizione critica attualmente di riferimento (J. Burnet, Platonis Opera, Oxonii).
3
Sallis J., Chorology: on beginning in Plato's Timaeus, Bloomington, Indianapolis, Indiana
University press, 1999, pagg.7-9.
3
Sallis mette anche in rilievo la valenza simbolica della quarta persona
assente, come dice Timeo, per malattia: la sua assenza non è volontaria,
ma obbligata, per necessità, quella stessa necessità che costringerà
Timeo a ricominciare il suo discorso da capo per parlare, appunto, di
Necessità, elemento che, fino a quel momento del dialogo era stato
completamente taciuto, quindi assente (“E il quarto dov’è?”).
Il Timeo, a ben vedere, è segnato da una struttura narrativa assai
particolare: “Tutto il Timeo è (…) scandito da ritorni indietro”, ci avverte
Derrida.
Non è difficile rintracciare i più rilevanti fra questi ritorni: si ricordi,
appena a inizio dialogo, il riassunto da parte di Socrate del discorso sulla
Città ideale tenuto il giorno precedente (17C-19B), o il racconto di
Crizia, un ritorno al passato irresistibile, vorticoso, capace di spingersi
fino alle origini arcaiche e ormai dimenticate (dai Greci) di Atene. Infine
è lo stesso Crizia a invitare Timeo, in quanto il più esperto, fra i presenti,
in materia di astronomia, a parlare addirittura della genesi del cosmo,
l’origine per antonomasia.
Tutto questo gioco di rimandi, questa struttura fatta di complessi
incassamenti narrativi o, per dirla con Derrida, di “ricettacoli di
ricettacoli narrativi”
, può essere interpretato mediante due diverse
analogie formali.
I continui rimandi da un lato anticiperebbero, nel loro frenetico ritorno
all’indietro, l’abisso che si aprirà all’interno del discorso di Timeo, e che
condurrà appunto all’Origine di tutte le cose.
4
Ibid., pagg.9-11.
5
Cfr. il saggio di Derrida Chora contenuto in Derrida J., Il segreto del nome, Milano, Jaca Book,
1997, pag.83.
6
Ibid., pag.74: “In verità ogni contenuto narrativo (…) diviene a sua volta il contenente di un altro
racconto. Ogni racconto è dunque il ricettacolo di un altro. Non ci sono che ricettacoli di ricettacoli
narrativi.”
4
Ma, da un altro punto di vista, questa struttura complessa, questo “sense
of the strange movement of this dialogue”
si potrebbe collegare, senza
eccessive forzature, al movimento irregolare e imprevedibile che Platone
ci dice essere in atto all’interno di chora.
Derrida parlerebbe al proposito di analogie formali, artifici riconducibili
in prima istanza alle tecniche di composizione formale di uno scrittore,
che non piuttosto a un ambito più propriamente semantico.
Si tratta quindi solo di aver evidenziato con queste analogie la bravura di
Platone in quanto scrittore, o forse c’è di più? Forse che chora, relegata
quasi al centro del Timeo, possedesse invece per lo stesso Platone un
rilievo di gran lunga superiore a quello che le si potrebbe
superficialmente attribuire data la sua posizione? Forse che questa
posizione, di quasi centralità nella struttura del dialogo, non significhi
addirittura una centralità assoluta nel contesto della cosmologia
platonica?
Al di là delle analogie formali precedentemente osservate, e sulle quali
potrebbero comunque essere avanzate alcune riserve, gran parte del
discorso cosmologico di Timeo, sia quella precedente che quella
successiva all’avvento della Necessità o chora, avrà come asse portante
la mediazione fra la componente intellegibile e quella sensibile della
realtà, aventi come intermediario quel principio ordinatore di tutte le
cose rappresentato dal Demiurgo, suprema Intelligenza cosmica.
7
Sallis J., Chorology: on beginning in Plato's Timaeus, pag.3.
8
Cfr. Platone, Timeo, 52D - 53A.
9
Derrida J., Il segreto del nome, pag.63.
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